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Preziosi: «Sogno la Champions» PDF Stampa E-mail
mercoledì 17 settembre 2008

 dal Secolo XIX

Il primo passo per raggiungere obiettivi importanti? Pensare in grande. Il Genoa ha imboccato questa strada; il presidente detta la linea: «So di dare un dispiacere ai tifosi e Gasperini - premette Enrico Preziosi - ma a me della Coppa Uefa non interessa niente. Non vuol dire che se ci qualificheremo non la faremo, ma per come è concepita non è prestigiosa. Al di là dello scudetto, che è fuori portata, l’altro torneo importante nel mondo del calcio è la Champions. Per quello che la Uefa rappresenta, per me arrivare ottavi, settimi o noni non cambia molto, mi interessa arrivare nella parte sinistra della classifica. Se poi arriveremo sesti faremo la Uefa».

Il concetto è chiaro: la Coppa Uefa, cannibalizzata dalla Champions League, che ha ucciso pure la Coppa delle Coppe, è molto meno prestigiosa, dà molto meno visibilità ed è molto meno remunerativa rispetto agli anni ’90 quando il Grifone di Osvaldo Bagnoli volò fino in semifinale; allora era una competizione importante perché vi partecipavano club di primo piano che magari erano arrivati secondi in campionato per un punto: allora c’erano il Real Madrid, il Liverpool, l’Ajax, l’Inter, il Bayern Monaco, lo Stoccarda. Tutte squadre alle quali ora basta arrivare anche con ampio distacco dalla vetta nei rispettivi campionati per andare comunque in Champions.

Dunque, il Genoa alza l’asticella, rivede gli obiettivi: la nuova meta è l’ingresso in Champions League. Alt, senza fretta: non è certo il traguardo stagionale. Si cresce un passo per volta, piano piano: prima si passa dalla Uefa, «perché i tifosi vogliono girare l’Europa», ammette Preziosi. Poi però, con tempo e lavoro, il programma prevede la qualificazione al più importante torneo continentale. Le basi sono già state piantate: «Mi rendo conto che con diciotto-venti giocatori si lavora meglio - ammette Preziosi - Ma se una squadra, come il Genoa, ha ambizioni diverse rispetto a una semplice salvezza, necessita di più giocatori. Noi ambiamo ad arrivare nelle prime dieci: Gasperini di questo ne trae un fattore positivo. Domingo a fine settembre ci lascerà; Roman se non c’è spazio lo manderemo a giocare. Alla fine ci saranno i giocatori giusti, due per ruolo. Ma ogni volta che entra un giocatore, entra qualità. Abbiamo Palladino in panchina, e ci sta perché sa di essere tenuto in considerazione, e che giocherà. Ogni giocatore vorrebbe sempre giocare. Non è possibile, ma fra campionato e Coppa Italia, stanchezza e possibilità di farsi male, ci sarò spazio per tutti».

Grandi sogni ma con attenzione: «Non è che nel calcio più spendi, più arrivano i risultati - sottolinea il presidente - Noi pensiamo di aver speso bene. Però, senza falsa modestia, ho troppa esperienza nel mondo del calcio per lasciarmi andare a facili entusiasmi. Non dobbiamo perdere la testa con questo entusiasmo, altrimenti il Palermo ci fa un mazzo così. Lo stesso Milan, con i suoi ingaggi, ha perso: guai a sottovalutare gli avversari».

Nel frattempo il Genoa trova Thiago Motta e Bosko Jankovic: «Con Thiago ci siamo piaciuti subito - confida Preziosi - C’erano perplessità per l’infortunio, ma ha fatto tutti gli esami possibili e immaginabili, e li ha superati. Ha solo bisogno di tempo. Colpisce la sua determinazione. Jankovic lo volevo da tempo; quando si è presentata l’occasione l’ho preso. Sono convinto resterà con noi a lungo».

«Con il presidente ci siamo guardati negli occhi, il resto è venuto di conseguenza - assicura Thiago Motta - Ho visto una squadra ben organizzata, sono stato impressionato dai ritmi. Bene così». «Sono contento di essere qui perché si pratica un calcio offensivo - spiega Jankovic - Poi qui c’è molta organizzazione».

 
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