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Rubinho: «Il Milan non mi fa paura» l'intervista PDF Stampa E-mail
giovedì 11 settembre 2008

IL SECOLO XIX
di:Giuliano Gnecco


«Se giochiamo da Genoa, possiamo metterli difficoltà. Ronaldinho? Mai lasciargli spazio»


Rubinho si allena
Genova. Si avvicina il debutto stagionale al Ferraris. Il Genoa riprende il campionato con nuove ambizioni. Di fronte ci sarà però il Milan delle stelle, e per Rubens Fernando Moedin Rubinho si annuncia una giornata di intenso lavoro. Eppure il portiere rossoblùè tranquillo, sfoggia la sua consueta flemma pur dimostrando grande rispetto per il quotato avversario.
Ironia del destino: due anni fa, sul finire del campionato di serie B, per l'estremo difensore brasiliano c'era stato un timido interessamento del Milan, che lo voleva affiancare a Dida. Non se ne fece nulla, ma ora l'estremo difensore rossoblùè titolare in serie A mentre quello che all'epoca veniva considerato pari a Buffon è mestamente finito in panchina.
Rubinho, in questa intervista al Secolo XIX, parla del Milan, di Ronaldinho e Kakà, ma anche del suo orgoglio nell'indossare la maglia del Genoa e il suo sogno di conquistare un giorno la maglia della Nazionale brasiliana. E avverte: il Grifone non parte battuto neppure con i rossoneri.
Si sentirà a suo agio domenica con tanti connazionali in campo: nel Milan ci sono parecchi brasiliani.
«Mi sembrerà di essere a casa. Conosco quasi tutti i ragazzi, sarà un piacere parlare con loro dopo la partita. Lo faccio sempre con i miei connazionali. Però il piacere viene sempre e solo dopo la partita: prima e durante si gioca la gara».

Quest'anno il Milan si è regalato un nuovo brasiliano: Ronaldinho. Secondo lei come va fermato?
«Se avessi la ricetta per fermarlo la direi a tutti. Non la possiedo, però non bisogna lasciargli spazi; non bisogna permettergli di girarsi verso la porta: quando parte è un fenomeno. Dobbiamo stargli sempre addosso».
Ronaldinho si aggiunge a Kakà: attenti a quei due.
«Non esistono ricette per fermarli: sono bravi. Fanno la differenza nella loro squadra e in Nazionale. Sarà una partita dura, sarà difficile. Ma le partite vanno giocate».
Pensa che il Milan si possa battere?
«Il Bologna è andato a Milano per perdere di poco, invece ha vinto la partita. Se facciamo il nostro gioco possiamo metterli in difficoltà. Ripeto, la partita va giocata; facciamolo per 90', o anche 100' compreso il recupero, poi vedremo».
Una delle armi a disposizione di Ancelotti sono le punizioni: ha Kakà, Ronaldinho ma anche Pirlo.
«Hanno dei fuoriclasse che possono sorprenderci; dovrò stare attento, non solo sulle punizioni ma nell'arco di tutta la partita».
Ha già studiato a video il loro modo di calciare le punizioni?
«Non ancora, a ridosso della gara Gasperini ci mostrerà i filmati del Milan e ci spiegherà cosa dobbiamo fare».
Il suo amico Dida ha perso il posto, mentre lei conserva saldamente il suo.
«Giocare titolare in una squadra importante in Europa per me è motivo d'orgoglio. Mi spiace che Dida abbia perso il posto; so che sta lavorando benissimo, e sono sicuro che metterà in difficoltà Ancelotti per le prossime gare».
Domenica sarà l'unico portiere brasiliano in campo.
«Sono felice di essere titolare contro una squadra del valore del Milan. Loro hanno tre o quattro Palloni d'Oro in campo. Comunque sono sicuro che Dida tornerà quello di prima».
Nel frattempo le sue difficoltà possono favorirla nel conquistare un posto in Nazionale.
«Dida non viene più chiamato da due anni, da dopo il Mondiale. Adesso ci sono Julio Cesar e Doni, che hanno il posto fisso. Lavorerò, ma non ho fretta di arrivare in Nazionale».
Non è il sogno di ogni calciatore giocare in Nazionale?
«Certo, però per arrivarci devo fare bene il mio lavoro con la mia squadra, poi vediamo. Se arriva la Nazionale è un bonus e sono contento, altrimenti lavorerò per fare bene con il Genoa».

 
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