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"My Way" di Sinatra diventerà la colonna sonora del Grifone PDF Stampa E-mail
giovedì 11 settembre 2008

IL SECOLO XIX
di:G.GN.


Giorgio Calabrese che ha scritto canzoni per Celentano, Mina e Vanoni, rielaborerà il testo assieme a Peo Campodonico


Frank Sinatra
GENOVA. Il progetto prende forma: Peo Campodonico, autore dell’inno Un Cantico per il Mio Grifone, e Giorgio Calabrese, che ha scritto i testi per le canzoni di artisti come Celentano, Mina, Jannacci, Gaber, Vanoni e Aznavour, hanno avuto il primo incontro nella redazione del Secolo XIX e Radio19, per una nuova colonna sonora della Nord sulle note di My Way, uno dei più grandi successi di Frank Sinatra: con una madre di Lumarzo The Voice non poteva essere che genoano.
Osserva Calabrese: «Si potrebbe fare qualcosa del tipo Genoa forever, o Genoa per sempre». Campodonico: «Magari Vedo la Stella». Dissente Calabrese: «È un messaggio un po’ criptato ». Piccola pausa, Calabrese è autoironico: «Io allo stadio andavo con il dinosauro, perché gli autobus non c’erano ancora». Poi si va sulle questioni concrete: «Bisognerà avere il permesso dall’autore francese», osserva Campodonico. «Non occorre, il brano è depositato: i diritti vanno a lui», lo tranquillizza Calabrese.
Campodonico ha un dubbio: «Non credo che la Gradinata avrebbe facilità a cantare questa canzone». Calabrese lo rasserena: «Se prendiamo le ultime otto misure si può cantare». Campodonico suggerisce: «Si potrebbe raccontare la vita di un genoano o la vita del Genoa. La facciamo in genovese o in italiano?». Calabrese è scettico: «Non so se vale la pena di farla in genovese, perché ci sono tanti genoani, e ne ho incontrati tanti, anche a Milano, Voghera e ovunque». Campodonico concorda: «Certo, se vuoi mandarla in Argentina o altrove, è meglio».

Calabrese trae spunto per un aneddoto: «Sono stato a fare un giro in Argentina, a Buenos Aires, e come tutti i genovesi sono andato alla Boca. Dicevano che c’era una storia del quartiere scritta alla fine dell’800 e che non capiva nessuno. L’ho aperta, ed era scritta in genovese: se non la capivo io...». Campodonico puntualizza: «Ho scritto coi pantaloni rossi perché quell’anno tutti i genoani andavano allo stadio con i pantaloni rossi e la maglietta blu». Calabrese ci ripensa: «Nel discorso la Stella ci può stare. Quando ero bambino non c’era un canto». È un viaggio nei ricordi: «Quando la palla andava in corner c’era una specie di onda: tutti a dire coorneeer», rammenta Campodonico. Aggiunge Calabrese: «Tutte queste urla erano in inglese ».
Campodonico ha un cruccio: «Non siamo mai riusciti a svelare il significato di meali». Calabrese lo scioglie: «Deriva da behind, la rimessa dal fondo.Ricordo ancora di aver visto mister Garbutt. Ero un bambino, lui era un signore di una certa età. Spensley solo in fotografia, con il barbone. So che i vecchi lo chiamavano ö megö». «Era il medico dei marittimi inglesi», spiega Campodonico. Aggiunge Calabrese: «Sul campo del Genoa, verso la Nord, c’erano dei fili e delle donne che venivano a lavare lemaglie del Genoa, poi le stendevano. Lavala una, due volte; all’85a le regalavano a noi bambini ». Campodonico scherza: «Dovevano essere vecchie bene per regalarle. Ce l’aveva insegnato Andrea Doria,che quando veniva il re di Spagna mangiava nei piatti d’oro e per far vedere l’opulenza li gettavano in mare, ma sotto c’era la rete». L’autore dell’inno torna sul tema: «Potrebbe essere una donna a cantarla?». Calabrese:«Potrebbe,ma ci vuole un coro che la sostenga.Anche un coro muto,mentre il solista canta». Si comincia a lavorare.

 
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