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"Al Genoa per scelta. Posso giocare ovunque"

 

 ACQUI TERME. Il primo a svegliarsi, per l’esordio nel ritiro di Acqui Terme: «Ansia di cominciare, non vedevo l’ora». Chiede i giornali italiani, per cominciare a praticare la lingua: «Voglio imparare presto, per capirmi con i compagni in campo». Domanda subito come si dice “grazie” e “per piacere”, soprattutto per non essere scortese con i magazzinieri e lo staff.

poi “lungo”, “corto” e così via per intendersi sul terreno di gioco. Aspetta i compagni nella hall dell’Hotel Nuove Terme, stringe le mani e saluta unoper uno. Qualche chiacchiera in più, in spagnolo,con Rodrigo Palacio, Hernan Crespo ed Emiliano Moretti, il quale assicura:«Questo in campo si sente…». Questo è Alberto Zapater Arjol. Al campo, prima dell’allenamento mattutino, incontra Gian Piero Gasperini e i suoi collaboratori, un po’ di riscaldamento, esercizi inpalestra e test atletico sulla resistenza con i professori Paolo Barbero e Alessandro Pilati. A Saragozza, con la trattativa in corso, ha saltato qualche seduta,ma la condizione è buona: i tecnici rossoblù ben conoscono il preparatore del club spagnolo, lo stesso che fu di Diego Milito e che ha anche passato una settimana a Genova qualche tempo fa,è una garanzia. C’è l’incontro con i media: «Servono giacca e cravatta?».Va bene la divisa da allenamento. Da tutto ciò, già,si capisce che tipo sia Zapater. Per chiarire, tre frasi simbolo. Uno: «Milito? Diego è un amico, gran giocatore e ancor più grande come persona.Mi ha detto che il Genoa è una famiglia, circondata da grande passione». Due: «Che giocatore sono? Un “uomo di squadra”, che aiuta i compagni e che dà tutto per lamaglia. Un tifoso che va al campo chiede al giocatore di dare tutto, io lo faccio e di solito la gente se ne accorge. È rispetto per il tifoso». Tre: «Il mio obiettivo stagionale? La Roma. Intendo la prima partita, in Europa League o in campionato. Poi, avanti “dia a dia”». Prima ancora, oggi, Zapater potrebbe vivere la sua prima partita nel Grifone: amichevole a Cuneo, alle 18, coni francesi del Nizza. Lo ha spiegato Gasperini: «I nuovi, come Palacio, Esposito e Zapater, hanno bisogno di giocare tanto».Contro l’Acqui,mercoledì scorso, l’argentino e l’ex Lecce subito dentro. Oggi, probabilmente, lo spagnolo.Al posto del Pirata Juric,magari, il Toro:«Soprannome che al Mondiale Sub 20 mi ha dato Diego Armando Maradona, ai tempi faceva il commentatore, giocavamo contro l’Argentina di Messi». Con lui, nella Spagna, c’erano Xavi e Iniesta, adesso titolari nel centrocampo delle Furie Rosse “maggiori”, insieme a Senna: «Sono fortissimi e la Spagna è in un grandissimo momento, ma, anche se è difficile, spero nel Genoa di conquistare laNazionale». Ruolo? «Centrocampista, soprattutto nei due davanti alla difesa, anche se ultimamente ho giocato spesso in difesa, su entrambe le fasce. A centrocampo tutte le posizioni, interno e mezzala, anche esterno. Però sono prevalentemente un mediano difensivo. Sono stato il capitano del Real Saragozza negli ultimi due anni». Con un’avvertenza: «Ho giocato contro ThiagoMotta in Spagna. Là, a Barcellona e poi a Madrid,ha avuto tanti guai fisici, ma poi qui a Genova ha dimostrato di essere un grande. Io, però, sono un giocatore differente». Come? «Voglio che la gente mi conosca sul campo. Tutto per i compagni e per la maglia». EZapater cosasadellacamisetarossoblù? «Militomi ha raccontato che è una società ambiziosa, in crescita. Diego è un amico, come suo fratello Gaby che mi ha aiutato molto, cinque anni fa, quando sono arrivato in prima squadra. Diego dice che il Genoa è come una famiglia. E c’è il derby… Visto che giocava lui, l’anno scorso ho visto tante volte i rossoblù. Piccolo Barcellona? Il Genoa gioca bene, è diverso da ogni altra squadra italiana. Io qui posso migliorare, darò tutto me stesso». Capìto perché il Grifone, un’aggiunta sull’Italia: «Il calciomi dà l’opportunità di vivere in un nuovo Paese, chemi piacemolto, e imparare una nuova lingua.Un cambio totale di vita. Emi piace il calcio italiano: il più completo per tattica, qualità e competitività. È un calcio di lavoro.Io mi sono innamorato dell’Italia al Mondiale 2006». Pomeriggio di ieri. Torello con i compagni, esercitazioni tattiche, partitella. Fisico compatto, polpacci torniti. Alla fine, lo spagnolo aiuta a portare via paletti e altri strumenti per le esercitazioni, chiede ancora, come si dice questo e come si traduce quello, agli argentini e non solo a loro. Chiacchiera un altro po’ con Gasperini.Oggi seduta mattutina ad Acqui e poi partita a Cuneo, altro appuntamento internazionale dopo quello con l’Anderlecht e prima di quello con il Villarreal del 13 agosto.Primadell’Europa League,20 e 27 agosto. «Poter giocare in Europa è un sogno,molto bello». Pronto a scendere in campo. Con che numero? Ha sceltoil 21.«Il 22? Quello è sacro.E ora vamos. Come si dice… Good luck, suerte. Buona fortuna»

 

 

Mauro Casaccia  - Il Secolo XIX

 

 
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