NoiGenoani - El Shaarawy e Perin la meglio gioventù
El Shaarawy e Perin la meglio gioventù Stampa E-mail

 

 Acqui Terme. Sognando Beckham? Macché. Sognando Kakà e Rubinho. Oppure, Sculli e Casillas. Riferimenti dentro e fuori il Genoa per i due "ragazzini terribili" del Vecchio Balordo, Stephen El Shaarawy e Mattia Perin. Quelli che a Italia '90 erano a "meno due": entrambi hanno da compiere 17 anni. Quelli che magari saranno a Brasile 2014, quando ne avranno quasi 22.

 

Intanto, a ottobre, nel paese del futebol ci andranno in azzurro per il Mondiale Under 18 (dirottato dalla Nigeria, a causa degli scontri). Intanto, in rossoblù sono simbolo di un settore giovanile su cui la società sta investendo forte. Esuberante, il portiere che a molti ricorda Giovanni Cervone e che nelle uscite a valanga ha coraggio da vendere: «In ogni allenamento rubo qualche segreto ai miei colleghi e lo mescolo con il mio stile». Più timido, fuori, il fantasista che va più veloce col pallone al piede che senza, il migliore in campo, tanto per gradire, nel test con l'Acqui: «Imparo, faccio palestra tutti i giorni per irrobustirmi, lavoro sulla testa, sulla concentrazione, per evitare quelle pause che sono un mio difetto. E, come mi dice mister Gasperini, volo basso. Poi, se mi chiama su, corro». È corso, il savonese di origine egiziana, quando a inizio settimana è arrivata la telefonata dal Piemonte: «Vieni». Jeans tagliato al ginocchio e zainetto sulle spalle, in un lampo ad Acqui Terme. «In effetti ero al mare, a Savona, ai bagni Barbadoro. D'estate vivo di beach volley». Ne guadagna in esplosività. «Crespo mi ha detto che in Argentina, spesso, capita di andare in ritiro in spiaggia, per me sarebbe l'ideale. Sarà perché ha corso tanto sulla sabbia che Javier Zanetti ha quelle cosce». Raffaele Palladino è ancora alle prese con i fastidiosi postumi della virosi, El Shaarawy completa il sestetto d'attacco rossoblù e, zitto zitto, colpo di tacco e dribbling stretto, guadagna complimenti e considerazione. Pur sempre con bastone e carota. «L'impatto qui è stato molto bello, mi sono subito inserito. Cerco di fare quello che dice il mister: non strafare. Obiettivi? Stare qui è un premio. Ma io sono della Primavera, perciò dico la Supercoppa italiana, giochiamo il 9 settembre contro il Palermo». Perin, stessa musica, solo un po' più rock. Inarca i suoi 185 centimetri all'indietro, muove il ciuffo sulla fronte, sorride e aggiunge: «Il 9 vinciamo la Supercoppa, poi vinciamo lo scudetto». Il portiere di Latina, prelevato dalla Pistoiese, è con la prima squadra fin dall'inizio della preparazione, a Neustift. «A maggio io e Stephan eravamo alla fase finale dell'Europeo in Austria, a ottobre andiamo al Mondiale in Brasile. Mica maleÂ? E qui è fantastico. Con Spinelli, il tipo di lavoro è abbastanza simile a quello con Allievi e Primavera, però carichi e ritmi sono tutto un'altra cosa». Tra un allenamento e l'altro, musica e ore di Facebook. Ma, tra Valstubai e Piemonte, una "calmata": «Eh già». Vivacità da temperare, è diventato anche un gioco interno al gruppo. Con Beppe Sculli che, in primis, ha preso in custodia i due baby: qualche volta, a Genova, va a prenderli in auto per portarli a Pegli, li segue, li rimprovera, li incita, li aiuta. «E in Austria mi ha pure tagliato i capelli - racconta Perin - erano un po' troppo lunghi». Affinità di ruolo, Sculli in allenamento segue soprattutto El Shaarawy: «Io prendo spunto, m'ispiro a Beppe, che mi dà consigli dal punto di vista tecnico e umano. Anche con Floccari, ora, è un po' così». E fuor di Genoa? L'occhio brilla: «Kakà, m'ispiro a lui. Dicono che un po' gli assomiglio, quando accelero palla al piede». Oltre alla progressione, contro l'Acqui i tifosi si sono goduti un tacco splendido e altri colpi. «Il mio preferito è la palla filtrante sul taglio del compagno, come l'assist che ho fatto mercoledì a Palacio». No look alla Ronaldinho. L'occhio brilla di nuovo: «Quello». Il passaggio in profondità va ben dosato, perché uno come Perin, se te lo trovi contro, in un attimo si catapulta sul pallone. Si chiama attacco dello spazio, mica è roba solo da punte. È il succo di ciò che deve fare il portiere del Genoa, dietro a una difesa a tre piuttosto alta. «Sto imparando l'attacco palla dall'anno scorso - spiega Mattia - le caratteristiche ci sono e mi trovo bene. Guardo Rubi, che in quello è straordinario. E Scarpi ha una tecnica perfetta, c'è anche Russo: io non imito nessuno, ognuno ha il suo stile, però cerco di prendere da loro ciò che può migliorarmi». Portiere da sempre? «Certo. Quando da piccolo sono andato alla scuola calcio ho detto: se non mi fate stare in porta me ne vado». Sta in porta, cresce, matura. Dal vivo apprende in particolare da Rubinho, in video soprattutto da Iker Casillas: «Spinelli mi fa vedere le sua immagini: non esce tanto come Rubi, para lì ma mi serve perché ha sempre i piedi paralleli». Altra aggiunta al bagaglio ricco di Perin. Mentre El Shaarawy fa crescere muscoli e concentrazione. Entrambi, sognando Genoa.

 

 

Mauro Casaccia - Il Secolo XIX

 
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